Sulla presenza, un manifesto: inedito

Le tue mani

Questa sera, tra le sensazioni che ancora provo a definire,

le intrusioni e la stanchezza dura di chi compie tanto oltre versi e teorizzazioni.

Se dico “tanto” è perché ancora possiedo una relazione col mio corpo,

con la sua fatica, ed è ancora un mezzo che brucia energia

non solo desiderio protesico e stanziale.

Lei è qui, con i suoi pianti e le sue esigenze che non hanno nulla di neutro,

ma sono vita che si espone nel tentativo di esistere ed essere.

Che l’essere sia nulla vorrei chiederlo alle sue mani

che accarezzano le mie dopo la cena e il latte confortante della sera,

per sentirsi al sicuro tra le braccia che la nutrono.

A Sofia

Gianluca D’Andrea, Gennaio 2012